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martedì 9 giugno 2015

Quando I SOCIAL NETWORKS UCCIDONO. Una Ragazza Morta Suicida Per Un Video Su YouTube

Izabel, morta suicida a causa del padre?
Izabel Laxamana era una giovane e bellissima ragazza orgogliosa dei suoi lunghi capelli lisci e neri. 

Izabel si è suicidata lanciandosi da un cavalcavia perché non riusciva a sopportare l'umiliazione di un video girato da suo padre e poi finito in rete.

Il video, girato dal padre della ragazzina mostra i capelli tagliati di Izabel a terra: la punizione per un non meglio precisato guaio combinato dall'adolescente del quale però non è trapelato nulla.

Nel video una voce maschile dice: «ecco le conseguenze per esserti messa nei casini. Dimmi, ne è valsa la pena?» 

Alla domanda una triste ed avvilita Izabel risponde soltanto con un «No».

Poi ancora la voce maschile: «Quante volte ti avevo avvisata?»

«Un sacco» risponde tristemente Izabel.

Il video è poi finito sui social diventando virale. A quel punto, la ragazzina non avrebbe retto l'umiliazione in pubblica piazza ed ha deciso per il suicidio. La reazione della rete è stata forte.

Su Facebook è stata creata la pagina "Giustizia Per Izabel" che conta più di 10mila sostenitori. I commenti nei confronti del padre, ritenuto dalla comunità responsabile, sono molto duri:

"Suo padre l'avrà sulla coscienza per il resto della sua vita"
"Chi ha messo online questo video deve essere condannato. Izabel era poco più che una bambina. Era minorenne. Sono sicuro che ci sia una legge che protegga i minori dall'esposizione mediatica"
"Ci sono vie migliori per farsi ascoltare da un figlio disubbidiente. È un peccato che sia andata a finire così"


Se per il popolo di Facebook il padre di Izabel è senza dubbio colpevole, diversamente la pensano gli investigatori che hanno già archiviato il caso decidendo che il Signor Laxamana è innocente.

Secondo la polizia locale, infatti, la reazione di Izabel sarebbe stata esagerata ed impulsiva: «La vittima aveva solo tredici anni. È stata una reazione emotiva, esagerata. Non ci sono motivi per ravvisare reati nel comportamento del signor Laxamana. In più, dalle indagini è emerso che neanche in passato ci sono stati episodi di abuso e maltrattamento su minori. Il video non è stato messo online dal padre della ragazza, ma da una terza parte di cui al momento non è possibile fare nome.»

Quello di Izabel non è il primo caso di suicidio a causa di video imbarazzante finito sui Social Networks. Dopo questo ennesimo incidente molti papà stanno girando clip di sensibilizazione dove si mostrano mentre abbracciano e coccolano i propri figli.

In uno di questi, il più visualizzato, Wayman Gresham dice:

"Per nessuna ragione al mondo metterei in imbarazzo mio figlio come ha fatto quell'uomo, se sei un buon genitore, tuo figlio neanche si andrà a mettere nei guai. Essere un buon genitore vuol dire insegnare ai propri figli che non importi chi o cosa essi siano, ma che noi gli vogliamo sempre e comunque un mondo di bene".



Fonte: PareStrano.it

lunedì 8 giugno 2015

Muore bruciata viva a 14 anni. Era incinta.

Chiara Paez, vittima del suo ragazzo
L'autopsia effettuata su Chiara Paez, 14 anni di Rufino, in Argentina, ha evidenziato che prima di essere uccisa, bruciata viva dal suo fidanzato, la quattordicenne in stato interessante aveva subito anche violenze fisiche.
Il suo corpo è stato trovato sotterrato nel giardino retrostante l'abitazione del suo ragazzo tre giorni dopo la denuncia di scomparsa. Chiara era all'ottavo mese di gravidanza quando è stata picchiata e bruciata, presumibilmente sul posto dove è stata ritrovata. Il suo ragazzo da solo un paio di mesi, Manuel Mansilla, aveva partecipato alle ricerche di Chiara, ben sapendo quale fosse il triste destino della giovane. La sua coscienza, tuttavia non ha retto a lungo ed ha confessato, poco tempo dopo, il femminicidio.

Adesso Manuel è accusato di omicidio, femminicidio, occultamento di cadavere e procurato aborto, dato che gli esami tossicologici sulla povera Chiara hanno mostrato tracce di un medicinale utilizzato per porre termine alle gravidanze. I due erano compagni di classe.

Questo ennesimo femminicidio ha scatenato le proteste in argentina. Duecentomila dimostranti si sono riversati nella capitale, Buenos Aires, per manifestare tutta l'indignazione verso la violenza sulle donne; proteste minori anche in almeno altre 100 città.

Gli slogan più in voga: "il machismo uccide", "non una di meno".

L'hashtag twitter collegato a queste proteste è #NiUnaMenos